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PROGETTO DIDATTICO

PER LE SCUOLE PRIMARIE dal titolo “Le avventure di Nonna Smemorina”

Collaboratrici psicologhe Patrizia Veronesi, Ilaria Pedriali, Arch. Lisa Orlando e Edith Sentmat

 

Per il terzo anno consecutivo, dal 2016 al 2018, AMA ha deciso di sostenere il progetto didattico da presentare alle Scuole Primarie del territorio di Ostellato e Copparo, nell'ambito dell'autonomia operativa che consente di integrare l'offerta formativa scolastica con temi specifici di utilità locale e nazionale.

Il tema, oggetto di educazione didattica e divulgazione scientifica, si configura come una delle maggiori problematiche degli ultimi decenni.

Attività prevista:

Ostellato in una 2° elementare il 5/12/19/26 febbraio

Copparo in una 1° elementare il 5/12/19/26 marzo

 

Presentazione

L’Alzheimer è universalmente riconosciuta come malattia familiare, che investe e sconvolge la vita

quotidiana, sia in termini pratici sia emotivo‐affettivi. Dato il progressivo invecchiamento della popolazione, sono tanti i bambini che oggi vivono più o meno direttamente questa esperienza.

Le aspettative di vita sono molto cambiate negli ultimi decenni, generazioni lontane come quelle dei bisnonni sono realtà ancora presenti per i più piccoli, esposti perciò a un’alta probabilità di incappare in fenomeni dementigeni.

L’impatto sul bambino dipende dall’età, dal legame affettivo con la persona malata, ma soprattutto dal dialogo che si instaura in famiglia e da un’informazione serena e responsabile. L’inspiegabilità di certi comportamenti e cambiamenti così repentini può suscitare paura, tristezza, confusione, rabbia, sensi di colpa fino a una disperazione e un’impotenza paragonabili a quelle di un lutto.

Spesso si tende a escludere i bambini, cercando a tutti i costi di preservarli dalle paure e dai dolori che fanno parte del ciclo naturale della vita, specialmente quando si parla di generazioni così lontane tra loro.

La distanza però è solo anagrafica, mentre si annulla a livello emotivo e comportamentale in una

comunione che diventa risorsa benefica per entrambi. Tutti gli anziani ritornano un po’ bambini e questa forma di regressione si accentua enormemente nella demenza. Rinunciare a priori alla compagnia di un nonno trasformato dall’Alzheimer è sicuramente peggio che cercare una nuova forma di relazione e comunicazione, sempre nella tutela di entrambe le parti. Tacere questo tipo di situazioni può derivare anche dalla difficoltà di spiegarle e motivarle. Eppure è giusto educare le nuove generazioni secondo la realtà del proprio tempo, approcciando anche concetti come disabilità e malattia secondo una chiave moderna, slegandole dall’idea di solo confinamento in un letto d’ospedale. Esattamente come non esiste più una sola casa per i nonni, ma tante possibilità assistenziali, entrate a pieno titolo nel ciclo della vita.

Dimentichiamo facilmente che i bambini hanno una gran quantità di risorse, agiscono in modo spontaneo seguendo le emozioni, il gusto della semplice compagnia e un tipo di comunicazione non verbale estremamente efficace. A distanza di anni molti riportano esperienze di demenza vissute nell’infanzia con grande serenità, quasi come un’avventura, calandosi totalmente nella realtà mutevole dei nonni, senza troppi interrogativi né correzioni e con grande partecipazione emotiva.

Non è più possibile però lasciare al caso la buona riuscita di queste relazioni, così come non è più possibile confinare l’Alzheimer a una dimensione puramente familiare, occorre una presa in carico da parte dell’intera società, che ha in sé anche l’interesse di formare per il futuro generazioni civilmente più responsabili e preparate.

Il progetto “Le avventure di Nonna SmemoRina” nasce proprio dalla consapevolezza che i più piccoli, pur essendo spesso protagonisti attivi, sono una fascia di popolazione scoperta dai progetti di informazione e formazione.

Nei nostri differenti percorsi professionali abbiamo l’obiettivo comune di raggiungere il più alto livello di qualità nella vita quotidiana del malato e dei suoi familiari. Affinché ciò sia possibile, occorre puntare tutto sulle risorse a disposizione, personali e collettive. Più importanti dell’azione mirata nel periodo post diagnosi sono allora l’informazione e una sorta di “prevenzione sociale”. Una cultura diffusa di mutuo aiuto, solidarietà e inclusione porterebbe a un incisivo miglioramento diagnostico, alla possibilità di pianificazione e decisione del malato stesso e a una più libera fruizione dei servizi assistenziali, rompendo così lo stigma che ancora caratterizza le patologie legate alla sfera mentale.

Fin dall’infanzia, la scuola è il luogo dell’esperienza e del confronto per eccellenza e non ci può essere scambio se la separiamo dalla realtà e dal suo contesto. Sulla scia di un panorama culturale che man mano porta alla ribalta questi temi, non ultima la vittoria agli Oscar 2015 del film Still Alice, siamo convinte che la più proficua strada sia proprio quella dell’educazione dalla tenera età, scevra da pregiudizi, incline a un tipo di relazione più emozionale e pronta ad assorbire come una spugna ciò che la circonda.

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