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ALZHEIMER E MEDICINA

Sezione dedicata a problematiche di carattere terapico e clinico per soggetti affetti da Alzheimer

Perché alcuni malati di Alzheimer ingrassano ed altri dimagriscono?

Esiste effettivamente il problema delle variazioni del peso corporeo nei pazienti affetti da demenza di Alzheimer. Deve essere ricordato innanzitutto che una perdita di peso si osserva comunemente in molti soggetti anziani nelle ultime fasi della vita (generalmente oltre gli 80 anni), e questo in modo indipendente dalla comparsa di demenza. Nella maggior parte dei casi, una perdita di peso significativa non solo accompagna la demenza di Alzheimer ma spesso la precede di alcuni anni, compare cioè quando il soggetto non è ancora demente. I motivi di tale perdita non sono conosciuti. Una prima possibilità è che il dimagramento sia correlato alla comparsa di uno stato di flogosi sistemica (presente nei soggetti con demenza); lo stato di infiammazione cronica può infatti determinare una perdita di massa muscolare e di tessuto adiposo, oltre che una perdita di appetito. Una seconda possibilita’ è che la comparsa di disturbi del comportamento (es. stato confusionale, allucinazioni) comprometta la normale alimentazione del soggetto. Una terza possibilita’ è che i farmaci usati nel trattamento della malattia (es. inibitori della aceticolinesterasi, antipsicotici, antidepressivi) possano causare effetti collaterali a livello gastrointestinale con conseguente riduzionedella alimentazione.
Tuttavia, l’osservazione che alcuni pazienti presentano fluttuazioni del peso corporeo con periodi di dimagramento alternati a periodi di aumento ponderale suggerisce che la malattia di Alzheimer possa essere di per sé associata ad una disfunzione dei meccanismi (peraltro assai complessi) che regolano il peso corporeo. Infine, deve essere ricordato che la perdita di peso spesso progredisce parallelamente alla gravita’ della malattia e costituisce un indice prognostico sfavorevole, in quanto si associa ad una maggior mortalita’ negli anni a venire. Al contrario, un aumento del peso ha un valore prognostico positivo in quanto si associa ad una minor mortalita’. Per tale motivo, la cura del paziente con demenza deve comprendere anche una valutazione generale dello stato nutrizionale, in modo da cercare di garantire un apporto di nutrienti adeguato.

Prof. Giovanni Zuliani

Professore associato presso Dipartimento di Scienze mediche dell'Università degli studi di Ferrara

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Che differenza c’è tra Malattia di Alzheimer e Demenza Senile?

"Quello di "demenza senile" è un termine impreciso e aspecifico che appartiene ormai ad un passato ormai fortunatamente non più prossimo, quando il problema del decadimento cognitivo senile era interpretato con una conseguenza quasi naturale del processo di senescenza e le cause di questa affezione erano sconosciute o interpretate, anche in ambienti clinici e con notevole pressapochismo e sufficienza, come "arteriosclerosi senile" o appunto "demenza senile".
Il problema può essere affrontato sotto un duplice profilo, quello "filosofico" e quello più propriamente statistico. Parlare di un inevitabile degrado mentale nell'età più avanzate non solo è improprio, ma direi anche fondamentalmente erroneo. La storia ci insegna come personaggi famosi hanno portato al mondo il loro contributo di civiltà, progresso, sapere e ricchezza culturale ed artistica anche e spesso soprattutto nelle età francamente senili, e che quindi il processo di invecchiamento porti , almeno fino a un certo limite, ad una funzione più che accettabile sotto il profilo delle prestazioni mentali. Appare d'altra parte giusto rilevare che negli anni più estremi della vita umana (mi riferisco agli ultra 90enni) esista una alterazione dei meccanismi cognitivi; che tuttavia è in diretto rapporto con modificazioni globali dell'organismo e della senilità, con caratteristiche cliniche comunque assai dissimili da quelle che sono proprie della "malattia demenza" e che si determinano per cause non sovrapponibili, di modo che il termine demenza per tali alterazioni risulti comunque fuorviante.
Se invece ragioniamo in termini statistici, la prevalenza della malattia di Alzheimer cresce effettivamente progressivamente all'aumentare dell'età (dall'1% della popolazione generale tra i 60 e i 65 anni si arriva ad oltre il 30% dei pazienti con più di 90 anni); tuttavia questa malattia, pur presentando alcune diversità di presentazione nelle persone più giovani rispetto a quelle più anziane, non si manifesta nella persona in età avanzata con peculiarità tali da essere interpretata come la forma più tipica della senilità. Difatti altre tipologie di demenza, come la demenza vascolare (cioè causata da lesioni vascolari ischemiche o emorragiche), presentano anch'esse un aumento di incidenza nelle fasce di età più avanzata, per cui diventa improponibile (anche in termini statistici) attribuire alle singole tipologie di demenza il carattere di quella specificamente più tipica dell'età senile. In realtà quindi penso sia chiaro come le dizioni dianzi espresse ("demenza senile" e "arteriosclerosi cerebrale") debbano ormai essere abbandonate perchè prive di contenuti clinici e scientifici, in quanto il progresso medico ha ormai accertato come esistano diverse forme di demenza, di cui è nota la patogenesi (cioè come si causano i danni e le lesioni cerebrali tipici delle singole forme di demenza) mentre purtroppo le nostre conoscenze circa l'eziologia (cioè la causa determinante delle lesioni suddette) sono ancora ampiamente lacunose e incerte. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.

Dott. Amedeo Zurlo
Geriatra presso Ospedale Sant' Anna di Ferrara

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Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la malattia di Alzheimer?

Non esiste al momento una terapia risolutiva. Parziali e temporanei miglioramenti si ottengono con l'uso di alcuni farmaci chiamati “inibitori della colinesterasi” che mantengono attivi più a lungo i segnali tra un neurone e l’altro o con la memantina, una sostanza che protegge i neuroni. L’assistenza al malato, materiale e psicologica, è fondamentale.

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Come avviene la diagnosi della malattia di Alzheimer?

La diagnosi viene fatta attraverso la raccolta di informazioni sulla storia del paziente, la visita medica e una serie di test neuropsicologici per individuare alterazioni delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, apprendimento, orientamento spazio-temporale, ecc). Alcune indagini strumentali (risonanza magnetica o  tomografia computerizzata) sono utili per escludere la presenza di altre patologie. Non esistono ancora  esami specifici per effettuare una diagnosi prima della comparsa dei sintomi.

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Cosa causa la malattia di Alzheimer?

In generale, le cause precise della malattia non sono ancora del tutto note. Tra i fattori di rischio ipotizzati per la più diffusa forma sporadica della malattia ci sono  traumi cranici, ipertensione, colesterolo alto, obesità, ma anche fattori di tipo genetico come alcune varianti del gene della sortilina 1 o una forma particolare dell’apolipoproteina E (la E4).

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Cos'è e come si manifesta la malattia di Alzheimer?

L’Alzheimer è una demenza degenerativa a lenta evoluzione dovuta a un’anomala deposizione nel sistema nervoso centrale di due proteine, chiamate tau e amiloide: nel tempo questi depositi diventano tossici per le cellule nervose, che muoiono progressivamente. I sintomi più evidenti sono il declino progressivo di capacità intellettive come memoria, orientamento e linguaggio, alterazioni del comportamento e perdita totale o parziale dell’autonomia. Recenti statistiche indicano che ci sono attualmente 35,6 milioni di persone affette da demenza nel mondo. Sebbene nella grande maggioranza dei casi (75-90%) la malattia sia sporadica, esistono anche rare forme familiari di origine genetica. Le forme familiari si suddividono in precoci e tardive, a seconda che si manifestino entro o dopo i 65 anni.

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